Ptosi e Retrazione Palpebrale • Congresso 9 marzo 2012 Rovereto (TN)

(Per)corso integrato Udine – Rovereto
di Chirurgia Oculo-palpebrale

9 marzo 2012

Ospedale S. Maria del Carmine
Corso Verona, 4 – Rovereto (Tn)

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Siamo da tempo legati da stima reciproca ed amicizia. Condividiamo la passione per la chirurgia oculoplastica con la convinzione che il confronto e l’integrazione di scuole diverse e punti di vista complementari giovino al completamento delle reciproche competenze.

Per questa ragione abbiamo ritenuto che questa joint venture culturale possa giovare a tutti coloro che si interessano a questa chirurgia.

Questo corso pluriennale si prefigge l’ambizioso obiettivo di contribuire a formare un gruppo di chirurghi oculoplastici più completo e preparato, aprendo la mente a diversi approcci sullo stesso problema.

Pier Camillo Parodi e Dario Surace

Pier Camillo Parodi
Direttore Cattedra di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica Università degli Studi di Udine

Dario Surace
Direttore U.O. Oculistica Ospedale S.Maria del Carmine di Rovereto (TN)

XXVIII° Congresso Annuale SOT – Mestre Venezia 2012

Riprendiamoci l’oftalmologia – La Chirurgia Orbito-Palpebrale

SOT 2012L’orbita è un territorio conteso da diverse specialità perchè confina con la fossa cranica ed i seni paranasali. Contiene occhio ed annessi, ma la chirurgia richiede conoscenza di tecniche di manipolazione dell’osso che non sono familiari all’oculista.

L’oculista oculoplastico riassume in sè tutte queste competenze e, pur non essendo l’unico, rappresenta la figura professionale naturalmente più incline al trattamento di questa materia.

Anche in chirurgia plastica palpebrale, le caratteristiche anatomiche uniche, richiedono una vera superspecializzazione che spesso manca sia ai Plastici che agli Oculisti.

Il confronto delle scuole arricchisce, ma agli oculisti, date le dimensioni “microchirurgiche”, la delicatezza della chirurgia e gli intimi rapporti fra benessere oculare e funzione palpebrale, spetta di riappropriarsi di questa chirurgia affascinante ma non semplice.

Ricominciamo da qui, analizzando le tecniche di base delle patologie piu frequenti.

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Eyes on Ice 2011: 2nd Winter Meeting of Ophthalmology

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Crediti ECM: 7

Storia dell’Oculoplastica

La chirurgia oftalmoplastica non è certo una novità. Nel 1755 Daviel dimostrava la possibilità di intervenire chirurgicamente nei basaliomi palpebrali.
 Tale disciplina è sempre stata attuata da un numero assai limitato di chirurghi, per lo più oculisti o chirurghi plastici.


Sin dagli anni ’60, in particolare nei paesi anglosassoni, l’oftalmoplastica si è andata affermando come disciplina a sé stante.


La Società Americana di oftalmoplastica (ASOPRS – American Society of Ophthalmic Plastic and Reconstructive Surgery) è stata fondata nel 1969. In Italia negli ultimi 40 anni si è delineato un gruppo di oculisti, che, sempre più numerosi, si è dedicato ampiamente a questo settore.

Il chirurgo oculista oftalmoplastico interagisce con le altre branche dell’oftalmologia, in particolare con la neuroftalmologia e la strabologia. Inoltre sono numerose le connessioni con altre specialità, quali la chirurgia plastica, la dermatologia, l’otorinolaringoiatria, la neurochirurgia, la chirurgia maxillo-faciale, l’oncologia…

Ostruzione Vie Lacrimali: la Soluzione è Chirurgica

Una ostruzione delle vie lacrimali di deflusso che causa lacrimazione può essere trattata in modi diversi a seconda della sede dell’ostruzione (stenosi).

Le vie lacrimali sono formate dai canalini il cui orifizio esterno è posto sul bordo della palpebra in contatto con la congiuntiva da cui “pescano” le lacrime. I canalini sfociano nel sacco lacrimale che si continua nel dotto naso-lacrimale. Quest’ultimo sbocca nel naso.

Quindi le lacrime, che sono prodotte dalla ghiandola lacrimale principale posta supero-lateralmente e protetta in una loggia sotto il bordo osseo, bagnano la congiuntiva e la cornea mantenendoli umidi (la secchezza determina uno stato di sofferenza) e vengono convogliate dal bordo palpebrale inferiore come una grondaia al canalino inferiore.

Se l’ostruzione delle vie lacrimali è a livello del dotto e quindi dopo il sacco (stenosi bassa), questo significa che fino al sacco le vie lacrimali funzionano ed allora l’intervento di scelta è la dacriocistorinostomia (DCR) che consiste nella creazione di una comunicazione fra sacco lacrimale e naso by-passando il dotto ostruito; questo intervento ha percentuali di successo molto alte, oltre il 90%. Può essere eseguito per via transcutanea, con una piccola cicatrice di circa 10 mm praticamente invisibile vicino all’angolo interno dell’occhio, o per vie transnasale.

Quando invece sono ostruiti i canalini (stenosi alta), la chirurgia che tenta di ricanalizzarli ha basse percentuali di successo (intorno al 20-30%) ed è indicata la congiuntivodacriocistorinostomia (CDCR) che prevede di inserire una protesi (un tubicino) direttamente dalla congiuntiva (più precisamente dalla caruncola) al naso.

Questo tubicino, che resta a permanenza, è molto piccolo, non si vede e garantisce una possibilità di drenaggio delle lacrime con risoluzione della lacrimazione. In questo caso le possibilità di successo sono molto alte, oltre l’80%. Si tratta di una chirurgia fatta elettivamente in anestesia generale (è possibile anche l’anestesia locale) che non comporta alcuna cicatrice.